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02 07 2020

Milano Marketing Festival per la ripresa

L’edizione online del Milano Marketing Festival è iniziata con una conferenza dedicata a “Idee, valori, linguaggio e tecnologia per il marketing”. Il primo intervento è stato del neuroscienziato Morgan Cerf, che ha spiegato come l’idea delle neuroscienze parta dall’osservazione del cervello delle persone quando prendono decisioni d’acquisto.

“A volte, quando ad esempio si fanno sondaggi, le persone danno risposte diverse da quello che pensano – ha spiegato Cerf – Le neuroscienze intervengono proprio per capire quali sono le vere scelte delle persone. E il neuromarketing aiuta a mettere in atto le migliori azioni per soddisfare i veri desideri dei consumatori”.

 

Aziende alla ricerca di esperti in neuromarketing

L’obiettivo è creare un’interfaccia diretta tra il pensiero e i prodotti da proporre. Per questo motivo, sempre più imprese assumono esperti di neuromarketing.

Questa attività può essere considerata una specie di hackeraggio del cervello? “In un certo senso sì, bisogna capire qual è il limite che siamo disposti ad accettare – ha risposto Cerf – Anche i sogni possono rientrare in quest’ambito, abbiamo una piattaforma per ‘leggerli’ e creare strategie di marketing. Ci sono rischi legati alla privacy, ma il punto è sempre capire fino a dove siamo disposti a spingerci”.

Oggi le aziende hanno a disposizione moti dati, ascoltano le persone. Bisogna considerare che esiste un rapporto tra emotività ed azioni dei consumatori e una parte del cervello prende decisioni senza attivare un progetto razionale. È possibile lavorare su questo aspetto per capire meglio come vengono prese certe decisioni.

 

Obiettivo: capire la natura del brand

Mauro Porcini, Chief Design Officer di PepsiCo, ha ricordato che viviamo una fase di accelerazione di tendenze che erano già in atto.

“Oggi si tende a stare più vicino alle persone e a esserlo in modo autentico – ha detto Porcini – La tecnologia è d’aiuto, ma la leadership e il fattore umano restano fondamentali. Anche nelle aziende bisogna essere veloci, puntuali e allineati a ciò che avviene. Vanno bene dati e intelligenza artificiale, ma l’aspetto umano rimane decisivo. In questo periodo, nel nostro settore l’health & wellness ha avuto un’accelerazione, come anche la sostenibilità”.

Secondo Porcini, bisogna decifrare le emozioni delle persone, andare oltre il business, avere un motivo di esistere come azienda. Occorre capire in modo profondo la natura del proprio brand, il purpose.

“I brand hanno oggi anche la responsabilità di contribuire a migliorare la società”, ha concluso Porcini.

Questo spiega come mai molte aziende stiano lasciando Facebook: non vogliono essere associate a quei discorsi di odio e intolleranza a volte presente sul social network. Ma la pubblicità digitale è fondamentale e le Pmi non possono rinunciarci. In ogni caso, Mark Zuckerberg ha dichiarato che sono allo studio nuovi dispositivi per contrastare meglio il fenomeno degli haters su Facebook.

 

La ricetta del futuro: tecnologia abbinata a scienze sociali

Francesco Resta, rettore del PoliMi, ha ribadito che la rivoluzione digitale è una realtà.

Quali sono i rischi e le opportunità che questo comporta? “I rischi sono correlati soprattutto alla perdita di alcuni lavori, che vengono però rimpiazzati da nuove professioni – ha risposto Resta – Le opportunità sono molte: ad esempio, un digitale sempre più pervasivo in tutte le professioni lascerà maggior spazio alla parte più innovativa di ciascun lavoro. E chi si laurea sia in fisica sia in filosofia avrà le competenze necessarie per gestire ciò che avverrà in futuro perché serve una formazione che unisca la preparazione tecnologica alle scienze sociali. È questa la ricetta del futuro”.

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