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08 02 2022

Intelligenza artificiale, l’Italia s’è desta

Nel 2021, il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto un valore di 380 milioni di euro, con una crescita del 27% rispetto all’anno precedente. Il dato è emerso oggi durante un convegno dedicato all’AI organizzato dal Politecnico di Milano.

 

Banche, utility e telco tra i settori di applicazione

Il mercato italiano, che è ancora in una fase iniziale di sviluppo, si suddivide in software (61%) e servizi (39%). Per classi di soluzioni la distribuzione è questa:

  • intelligent data processing (35%);
  • natural language processing (17,5%);
  • reccomendation system (16%);
  • computer vision (11%).

“I principali settori di applicazione sono banking, finance e payment, energy, resource e utility, manufacturing, telco e media, insurance”, ha detto Giovanni Miragliotta del Politecnico di Milano.

L’artificial intelligence viene ad esempio utilizzata per sistemi di riconoscimento biometrico, analisi del mercato, ottimizzazione degli impianti energetici, sistemi per il controllo qualità, manutenzione predittiva dei macchinari, polizze ottimizzate per stili di vita e produzione dei contenuti basati sulle preferenze degli utenti.

 

Pmi in ritardo

Il Politecnico di Milano ha fatto una ricerca su 200 grandi imprese e 516 Pmi. Tra le grandi organizzazioni il 59% ha dichiarato di usare l’intelligenza artificiale. Quali sono le barriere a un ulteriore sviluppo? “L’identificazione di business case similari e relativi benefici – ha risposto Miragliotta – Ma anche il livello di digitalizzazione delle organizzazioni”.

Tra le Pmi, l’AI ha una diffusione ancora molto limitata e riguarda solo il 2% tra chi ha progetti a regime e il 4% nel caso di sperimentazioni.

E tra i consumatori, qual è il livello di conoscenza? Solo il 5% dice di non aver mai sentito parlare di artificial intelligence, ma bisogna considerare anche che il 40% non ha ancora la consapevolezza di imbattersi in prodotti e servizi di AI.

 

Crescita costante

Manuel Roveri del Politecnico di Milano ha sottolineato che l’impatto della pandemia sull’AI non ha portato a ritardi e il trend di crescita è rimasto costante. “Con l’intelligenza artificiale in futuro si potranno anche fare predizioni sulla diffusione di eventuali virus – ha spiegato Roveri – Tutto questo avverrà grazie a una grande mole di dati raccolti, che creeranno però anche problematiche di privacy da considerare”.

 

Il programma strategico dell’Italia sull’AI

Il nostro Paese ha creato un programma strategico sull’intelligenza artificiale 2022-2024. “Si tratta di un nuovo programma per recepire i più recenti orientamenti dall’Europa e per incorporare nella strategia italiana le novità del contesto – ha spiegato Miragliotta – Si caratterizza per un approccio innovativo, disegnato di concetto tra tre ministeri, ispirato a principi di collaborazione e inclusività. Affronta alcuni mali cronici dell’Italia in tema di innovazione, come ad esempio la ‘fuga dei cervelli’”.

Il programma punta a rafforzare la ricerca di frontiera nell’AI, riducendone la frammentazione, ad aumentare l’innovazione e lo sviluppo della tecnologia. Tra le iniziative previste l’aumento del numero dei dottorati, il finanziamento delle attività di ricerca e l’attivazione dei nuovi cicli di corso.

 

 

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