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29 10 2021

Engage Conference 2021, le opportunità dei mobile games

Il mondo dei mobile games offre interessanti occasioni di marketing. Se ne è parlato all’Engage Conference 2021, che avuto per titolo “New Game+”.

“Nel mondo ci sono 2,7 miliardi di persone che usano i mobile games – ha detto Melissa Matluer di Emea & LatamAdcolony – Tra chi gioca prevale l’area Asia Pacific, seguita da America latina e Middle East & Africa. Da una nostra indagine è emerso che il 60% delle persone gioca per trascorrere il tempo, il 58% per rilassarsi, il 47% per tenere la mente attiva e il 35% per immergersi in un mondo diverso. È interessante rilevare che i mobile games sono diventati un fenomeno trasversale”.

Qualche altro dato: il 78% dell’audience crede che il mobile gaming environment sia sicuro e la percentuale sale all’82% in Italia.

 

Piattaforme favorevoli agli acquisti

Alberto Gigliada di Adplay Media Holding ha presentato i dati di una ricerca Nielsen da cui è emerso che il 68% di chi gioca lo fa due o tre volte al giorno e il 55% oltre sette ore alla settimana. Il 58% gioca mentre guarda la televisione.

“Le persone che usano i mobile games non sono solo giovani, ma ormai di tutte le età – ha spiegato Gigliada – Il 36% del campione intervistato ha detto che questa è la piattaforma in grado di spingere di più agli acquisti. L’utente viene ingaggiato con delle creatività interattive e personalizzate ed esistono interessanti opportunità di targetizzazione”.

 

Fiducia, trasparenza e personalizzazione

Durante la tavola rotonda è stato detto che per far crescere il settore bisogna lavorare su concetti come fiducia e trasparenza. Fondamentale sono la personalizzazione one to one e la centralità dell’utente. Il punto di partenza deve sempre essere il consumatore.

In questo contesto i dati sono fondamentali per fare diventare la personalizzazione la “regina della scacchiera”. Le parole chiave che le aziende devono considerare per svilupparla sono i dati e le tecnologie, le competenze, gli algoritmi predettivi e l’analisi dei social.

Un’altra parola fondamentale è l’agility, che è stata fondamentale durante la pandemia, ma lo sarà sempre di più anche in futuro. Per usare una metafora – è stato detto – essere senza agility oggi è un po’ come giocare a un videogame senza joystick.

 

L’e-commerce è il bello di Internet

Giacomo Fusina ha presentato i risultati di un’indagine di Human Highway. È stato chiesto da chi si accetta un consiglio di tipo professionale e nel 93% la risposta è stata da persone e solo il 7% da un servizio digitale. Per un consiglio su un tema di salute dal 93% si scende però al 58%.

Un’altra domanda è stata: “Cos’è il bello di Internet?”. La maggioranza delle risposte ha riguardato l’e-commerce, mentre l’aspetto più negativo del Web è stato identificato nei social network.

Fusina si è poi soffermato anche sul ruolo dei media tradizionali, che rivestono ancora un ruolo importante perché considerati più autorevoli. Basti pensare che secondo le nostre indagini molti mettono in dubbio le notizie sui social, molto meno quelle che provengono da quotidiani, radio e televisione. Cosa rende una fonte d’informazione credibile? “L’aderenza ai dati e ai fatti, le competenze, che non si improvvisano – ha risposto Gigliada – La credibilità e l’autorevolezza dei media hanno ripercussioni anche sulla pubblicità, che ha un maggior effetto in contesti di comunicazione considerati più autorevoli”.

 

Podcast, un nuovo media gradito dagli utenti

Cristina Pianura di Audioboost ha spiegato il ruolo dei podcast, che suscitano un interesse sempre maggiore. “È interessante rilevare che la gran parte degli ascoltatori di podcast sono anche lettori, non si tratta quindi di lettori pigri – ha detto – Un altro elemento da sottolineare è che l’audio nell’advertising è molto efficace: c’è un maggior ricordo rispetto al video, più inflazionato. Ma a una condizione: che vengano sempre rispettati i contenuti e i motivi per cui un utente è stato ingaggiato in un determinato contesto”.

 

Comunicare i valori dei brand

Oggi si parla molto di valori dei brand, ma cosa si aspettano i consumatori? “Quasi pretendono che prendano posizione su determinati temi – ha risposto Manuel Musilli di Saatchi & Saatchi – I brand devono chiedersi in modo sincero quali sono i propri valori, al di là delle istanze del momento, per poi attivarsi di conseguenza. Per essere credibili è però indispensabile che ci sia la sincerità e si passi dalle parole alle azioni concrete”.

“Le aziende devono avere chiaro il proprio purpose e poi esplicitarlo in modo efficace in termini di comunicazione”, ha aggiunto Pasquale Borriello di Arkage.

 

 

 

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