26 Mar 2020

Smart working: tre aziende su quattro lo adottano in Italia

Il 73% delle imprese italiane utilizza in questi giorni in modo ampio lo smart working per affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza coronavirus, mentre il 17% è finora riuscito a farlo solo in modo circoscritto.

Arriva dall’ultima analisi Bva-Doxa la conferma dell’ampia diffusione del lavoro agile nel nostro Paese. Le più attive sono risultate le multinazionali straniere, dove il dato sale al 90%, mentre tra le imprese italiane sono tre su cinque a utilizzare lo smart working.

 

Smart working, una possibile soluzione anche per il futuro

Due aziende su tre temono che le conseguenze dell’emergenza si prolungheranno in un arco di tempo piuttosto lungo e, in questo contesto, il lavoro agile assume un ruolo strategico in prospettiva.

Il 90% delle imprese dà un giudizio positivo dell’esperienza vissuta finora. Anche Take rientra tra queste: in poco tempo si è riusciti a organizzare il lavoro in modo efficiente grazie alla tecnologia e alla professionalità di tutti.

Tra le aziende che hanno partecipato all’indagine di Bva-Doxa alcune pensano di utilizzare questa modalità di lavoro in modo ampio anche quando sarà possibile tornare alla consueta attività lavorativa.

In particolare, il 39% delle imprese ha dichiarato che i cambiamenti in atto in questi giorni saranno mantenuti dopo l’emergenza, mentre per il 55% queste misure sono comunque da considerare solo temporanee.

Alcuni dati sullo smart working emergono anche da Dataroom, rubrica del Corriere della Sera, secondo cui prima dell’emergenza sanitaria i lavoratori italiani in smart working erano 570mila, ma sono raddoppiati in pochi giorni dopo le decisioni prese dal governo per contenere il contagio.

Quanti sono i potenziali smart workers in Italia? La stima, che comprende chi non svolge lavori manuali e non ha necessità di avere contatti con il pubblico, è di circa 8,2 milioni di persone.

 

I vantaggi: più efficienza e soddisfazione

Lo smart working offre diversi i vantaggi. Secondo alcuni studi condotti in passato da Bocconi-Dondena e Politecnico di Milano il confronto, in un arco di tempo di nove mesi tra chi lavora in ufficio e smart workers, ha portato risultati favorevoli a quest’ultimi:

  • riduzione delle assenze di sei giorni;
  • miglioramento del rispetto delle scadenze del 4,5%;
  • aumento dell’efficienza del 5%;
  • livello di soddisfazione del 76%, contro il 55% degli altri lavoratori.

Già prima dell’emergenza coronavirus il Politecnico di Milano aveva condotto uno studio sul lavoro agile in Italia da cui era emerso che un suo utilizzo in modo organizzato può avere effetti positivi sulla produttività.

L’Osservatorio del Politecnico di Milano aveva stimato questo potenziale miglioramento in circa il 15%. Con un coinvolgimento del 70% di cinque milioni di lavoratori, in Italia si potrebbe ottenere un aumento della produttività media pari a un valore di 3,7 miliardi di euro.

 

La tecnica del pomodoro: pianificare le pause per favorire la concentrazione

Lo smart working implica anche criticità, spesso legate all’aspetto psicologico dovuto alla sensazione di isolamento, ma con qualche accorgimento e l’uso della tecnologia per interagire, possono essere superate senza grandi difficoltà.

Tra i consigli per lavorare bene a casa c’è la cosiddetta “tecnica del pomodoro”, ideata anni fa da uno studente universitario. La sua idea, per ottimizzare i tempi di studio e favorire la concentrazione, partì da un orologio da cucina a forma appunto di pomodoro.

La tecnica si basa su 25 minuti di lavoro concentrato e cinque minuti di pausa. Dopo quattro di sessioni di lavoro ci si può concedere una pausa più lunga, di circa un quarto d’ora.

In questo modo, secondo il suo ideatore, è possibile studiare e lavorare sempre al meglio delle proprie possibilità, senza perdere lucidità per la stanchezza.