31 Mar 2020

Smart working, una rivoluzione culturale

Lo smart working non finirà con l’emergenza coronavirus, ma proseguirà con modalità diverse anche dopo. È ormai iniziata una rivoluzione culturale di cui è importante capire tutti gli aspetti organizzativi. È stato questo il tema trattato dal webinar “Smart working: perché il mio non funziona?”, organizzato da BitMat.

“Per ottenere efficacia, controllo e benessere delle persone è necessaria la compliance dei processi e delle procedure – ha detto Lodovico Mabini, ingegnere esperto di smart working – In questi giorni il lavoro agile è stato introdotto in aziende che avevano già un’esperienza pregressa, ma anche in molte che lo hanno affrontato per la prima volta. È un momento epocale che richiede un’analisi attenta di tutti gli aspetti. Ed è fondamentale che le persone siano attrezzate e formate in modo adeguato”.

I vantaggi sono notevoli, come tempi e costi di trasferta azzerati, oltre alla sostenibilità ambientale. Indisposizioni, maternità o semplici impegni personali possono inoltre essere gestiti con efficacia ed è un metodo di lavoro che può convivere con i giorni di presenza fisica (anzi, questa soluzione è altamente consigliata).

 

No al “fai da te”, puntare su competenze e procedure

Attenzione però al “fai da te”: uno smart working ben organizzato richiede competenze tecniche, organizzative, manageriali e anche giuridiche. Bisogna stare attenti alle criticità, come la vulnerabilità del trattamento dei dati. Occorrono definizione dei ruoli, consapevolezza sui processi, responsabilità, procedure, riunioni di feedback e soft skills quali:

  • formazione sul time management;
  • principi di team building;
  • nuove modalità di comunicazione efficace;
  • metodi di collaborazione;
  • condivisione di valori come chiarezza, precisione e puntualità.

 

Sicurezza e affidabilità requisiti tecnici indispensabili

 Carlo Vaiani si è soffermato sugli aspetti tecnici. Ha sottolineato l’importanza che la trasmissione dei dati avvenga in modo sicuro e con un’adeguata protezione degli strumenti di lavoro.

“È necessaria la cooperazione, la formazione tecnologica e il coordinamento di un It Manager – ha detto Vaiani – Non esiste la soluzione preconfezionata, sono necessarie competenze adeguate, considerato il grande impatto sullo svolgimento dell’attività lavorativa. La sicurezza e l’affidabilità sono elementi fondamentali”.

 

Gli aspetti legali che disciplinano l’attività

Marco Ambrosiano è intervenuto sugli aspetti legali e ha ricordato che il lavoro agile è disciplinato dall’art.18 della Legge n.81/2017.

“In condizioni normali, diverse dall’emergenza che viviamo in questi giorni, il lavoratore è libero di aderire o meno alla modalità smart working – ha spiegato Ambrosiano – Se è favorevole è necessario stipulare un accordo scritto, che disciplina e individua le diverse fasi dell’attività. Spetta al datore di lavoro stabilire l’organizzazione del lavoro per fasi, cicli e obiettivi”.