04 Dic 2020

Pubblicità Progresso, per una coesione sociale

Coesione sociale: è questa la parola d’ordine della campagna 2020 di Pubblicità Progresso, che in occasione del cinquantennale della Fondazione ha presentato anche il nuovo logo in occasione di una conferenza stampa online.

“In questo periodo bisogna avere un atteggiamento generoso nei confronti degli altri, ci vuole maggiore aggregazione – ha detto Andrea Farinet, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso – Nella pubblicità ci vuole anima, intesa come ascolto, aspirazione alla coesione sociale e anche arte. Quando si ha a che fare con il sociale non si devono utilizzare le leggi della domanda e dell’offerta. Noi lavoriamo a una ‘piattaforma del bene’: in Italia ci sono sei milioni di persone che operano nel volontariato e bisogna cercare di canalizzare queste forze”.

 

Puntare sulla fiducia

Giorgio Milesi, vicepresidente della Fondazione Pubblicità Progresso, ha sottolineato che fino a poco tempo le ong godevano di grande fiducia, ma negli ultimi tempi molto è cambiato.

Come mai? “Oggi assistiamo a un peggioramento del confronto pubblico basato sulla semplificazione e la banalizzazione dei problemi, che in alcuni casi ha danneggiato anche le ong – ha spiegato Milesi – Da parte nostra facciamo tesoro del pensiero del presidente Sergio Matterella, che ha invitato ad arginare l’aggressività e a puntare sul dialogo, sulla fiducia e sulla cultura della responsabilità. È con la fiducia che si favorisce la coesione sociale, senza subentrano la paura, la chiusura e questo è dannoso per tutti”.

Secondo Dario Bolis, direttore della Comunicazione della Fondazione Cariplo, il tema della coesione sociale è fondamentale e bisogna favorirlo con azioni concrete.

“Ad esempio, stiamo lavorando a un progetto che coinvolge 500 associazioni sul territorio – ha detto Bolis – Le campagne pubblicitarie sono importanti, ma bisogna portare i contenuti della coesione sociale nei media in modo emozionale per coinvolgere le persone. Purtroppo, ci troviamo anche a dover lavorare per arginare denigrazioni e manipolazioni dei fatti, che sempre più spesso riscontriamo sui social”.

 

La responsabilità di chi opera nella comunicazione

“Coesione è una parola fondamentale e anche noi come Una abbiamo dato un segnale con la nascita di un’unica associazione rappresentativa di tutta la filiera della comunicazione – ha spiegato Emanuele Nenna, presidente di Una-Aziende della Comunicazione Unite – Questo è per noi un punto di partenza, non di arrivo. Uno dei nostri obiettivi è evidenziare il ruolo di responsabilità di chi si occupa di comunicazione, dobbiamo stare attenti ai messaggi. Un’altra parola importante è cultura, che si genera non solo nelle scuole, ma anche nei comportamenti quotidiani, che devono trasmettere determinati valori”.

 

Attivarsi per accorciare le distanze

Matteo Lucchi, presidente di Assirm, l’associazione che riunisce i maggiori istituti italiani di ricerche di mercato, sondaggi di opinione e ricerca sociale, ha spiegato il ruolo sociale della ricerca di mercato e ha comunicato l’intenzione di attivare un osservatorio permanente sui temi sociali.

Per Lucchi la pandemia ha influito soprattutto su tre aspetti:

  • salute (ci si è resi più conto dell’importanza della vita, ma ora c’è anche molta ansia e preoccupazione);
  • limitazioni delle relazioni fisiche (con conseguente maggiore solitudine);
  • soldi (impatto economico della crisi).

“Circa il 70% della popolazione italiana vive oggi qualche forma di disagio e si diffonde la paura, a volte anche la rabbia – ha detto Lucchi – Alle aziende non è più concesso solo quello che si considera ovvio, come proporre prodotti di qualità, ma si chiede anche che aiutino a vivere meglio. E oggi vengono privilegiate proprio le imprese che si muovono in questa direzione”.

Giovanni Parapini della Rai ha detto che in questo momento di difficoltà diffusa dobbiamo tutti fare di più per accorciare le distanze.

“Bisogna cercare di fare attività sociale dal basso e non nei salotti – ha spiegato – Noi stiamo facendo il massimo sforzo, ma ognuno deve fare la sua parte. Ne usciremo se sapremo fare squadra e saremo davvero uniti”.

Durante il dibattito è stato sottolineato che molte aziende inseriscono ora la comunicazione sociale anche in quella di prodotto, a differenza di quello che avveniva in passato quando rimanevano separate. Oggi le imprese hanno ad esempio capito che con i loro messaggi possono contribuire a rendere i comportamenti più sostenibili.