07 Apr 2021

L’export digitale b2c continua a crescere

L’export digitale b2c prosegue la sua corsa anche in un periodo difficile e quello b2b, pur se in calo, attutisce la battuta d’arresto negli scambi tradizionali. Sono questi gli elementi più significativi emersi in un webinar organizzato dal Politecnico di Milano sul tema delle esportazioni nella pandemia.

Qual è lo scenario macroeconomico in cui si muovono oggi le esportazioni? “Abbiamo superato un anno difficile che ha registrato una caduta del 9% del Pil, ma nel 2021 è previsto un rimbalzo del 7% – ha spiegato Lucia Tajoli del Politecnico di Milano – Anche il commercio mondiale seguirà l’andamento del Pil, siamo di fronte a un’elevata incertezza degli scenari, che variano a seconda dei comparti e delle aree geografiche”.

In recupero sono la Cina e l’Asia orientale, indicatori di ripresa si registrano nel Nord America, mentre minore è l’aspettativa di ripresa in Europa. Nel 2020, l’export italiano complessivo è calato del 9,7%, in linea con l’andamento commerciale mondiale.

 

Boom delle esportazioni di food: +46%

Buone notizie arrivano invece dall’export digitale italiano b2c, che l’anno scorso è cresciuto del 14% raggiungendo un valore di 13,5 miliardi di euro. L’incremento maggiore lo hanno registrato settori quali il food (+46%) che vale 1,9 miliardi di euro, e l’arredamento (+10%, 1,1 miliardi), mentre è calato del 9% il tessile/abbigliamento, che con un valore di 7,1 miliardi di euro incide comunque per il 53% sul totale complessivo.

“I settori merceologici hanno reagito in modo diverso alla crisi – ha commentato Riccardo Mangiaracina, direttore dell’Osservatorio sull’Export del Politecnico di Milano – Un peso prevalente, come peraltro anche negli anni precedenti, hanno avuto gli intermediari”.

 

Nel canale b2b cresce il farmaceutico

Per quanto riguarda il canale b2b l’anno scorso l’export made in Italy è calato del 5,2% e oggi vale 127 miliardi di euro. Di questi, la fetta principale riguarda l’automotive (18,5%) e l’abbigliamento/tessile (14%). Entrambi i comparti nel 2020 hanno però accusato un calo (rispettivamente del 20,7% e dell’8,5%), mentre il farmaceutico è cresciuto di ben il 66% e ora vale 5,8 miliardi di euro.

“Come nel b2c si registrano differenze tra i settori – ha concluso Mangiaracina – Tra i possibili effetti della crisi dovuta alla pandemia c’è anche ‘l’accorciamento’ delle filiere”.

 

I rischi dell’internazionalizzazione 

Esistono dei rischi legati all’internazionalizzazione? “Il rischio di credito, previsione e gestione delle domande e il ritardo nei trasporti sono le fonti di rischio cresciute più intensamente con la pandemia – ha risposto Maria Giuffrida del Politecnico di Milano – Tra le soluzioni adottate dalle imprese ci sono l’adozione del digitale per gestire attività e relazioni, la ricerca di nuovi partner, il lancio di nuovi prodotti e l’attivazione di fonti di finanziamento”.

I rischi di business generati dal Covid hanno colpito prevalentemente i canali logistico-commerciali e l’area della gestione crediti e finanziamenti. L’offerta dei service provider si è concentrata soprattutto sul supporto alla gestione organizzata e sulla formazione. Sono inoltre stati offerti anche vari strumenti di finanziamento e sono nate diverse iniziative, soprattutto di natura istituzionale.