23 Feb 2021

La smart home alla prova del Covid

Come ha reagito il settore della smart home alla prova della pandemia? Se ne è parlato a un webinar organizzato oggi dal Politecnico di Milano, durante cui sono stati presentati i dati dell’Osservatorio sul comparto.

 

Il mercato tiene

Innanzitutto, il mercato: nel 2020 il valore è stato di 505 milioni di euro, con una flessione del 5%. Il settore ha tenuto, ma ha risentito in modo significativo del Covid se si considera che nel 2019 era cresciuto del 40%. Meglio è andata in altri paesi: in Germania è stato registrato un incremento del 16%, in Uk del 10% e negli Stati Uniti del 6%.

In Italia, i meno colpiti dal calo sono stati elettrodomestici, purificatori d’aria e termostati, mentre la sicurezza ha subito di più l’effetto della pandemia (-30%). Con un valore di 105 milioni di euro rimane comunque il principale comparto della casa intelligente, raggiunto dagli smart home speaker, cresciuti l’anno scorso del 10%.

Per questi ultimi, il mercato registra un incremento soprattutto per quelli venduti singolarmente, mentre prosegue l’integrazione con la smart home (il 14% dei consumatori li utilizza per gestire gli altri oggetti smart). Il focus è sugli speaker con display. Seguono i grandi e piccoli elettrodomestici, con un valore di 100 milioni di euro (+17% nel 2020 rispetto al 2019).

Oggi il 59% dei consumatori utilizza spesso le funzionalità smart. C’è poi l’attivazione di servizi pay-per-use grazie all’intelligenza artificiale. Va evidenziato che sotto la spinta del Covid emergono collaborazioni pubblico-privato in ambito assisted living e la telemedicina ha assunto un nuovo ruolo.

Quali sono gli altri trend in atto? “Assistiamo a un ampliamento dell’ecosistema con nuovi attori – ha risposto Giulio Salvadori del Politecnico di Milano – Il focus è sempre più sui servizi, con nuove offerte che sono in rampa di lancio”.

 

Il punto di vista del consumatore

È interessante analizzare anche la prospettiva del consumatore. Angela Tumino del Politecnico di Milano ha detto che l’impatto del Covid ha portato a:

  • crescita della cultura digitale;
  • riscoperta del valore della casa (il 67% dei consumatori dichiara di utilizzare spesso le soluzioni smart acquistate);
  • effetto “traino” del superbonus.

I risultati di una survey condotta dal Politecnico di Milano con Doxa offrono altri spunti interessanti. L’anno scorso il 69% degli intervistati ha detto di avere sentito parlare di smart home e il 43% di possedere almeno un oggetto smart.

Quali sono i motivi che spingono all’acquisto? Soprattutto sicurezza, comodità, controllo dei consumi e facilità d’uso. Viceversa, a frenare i potenziali acquirenti sono gli oggetti smart visti come troppo futuristici e di cui non se ne comprendono i benefici.

Il 92% degli intervistati ha inoltre dichiarato di non avere attivato servizi associati agli oggetti smart, ma nel 62% dei casi sarebbe interessato a farlo. A suscitare interesse sono soprattutto la consulenza medica (35%) e l’analisi dei consumi energetici (31%). Diminuiscono i rischi percepiti in termini di privacy.

“In questa fase dalla smart home il consumatore si aspetta qualcosa di confortevole, semplice, utile, non invadente e fruibile”, ha concluso Angela Tumino.