14 Set 2020

Il Festival della Comunicazione 2020 dedicato alla socialità

L’edizione 2020 del Festival della Comunicazione, terminata ieri a Camogli, ha avuto quest’anno come filo conduttore la socialità. È questa, infatti, alla base di ciò che siamo, del nostro modo di vivere e dello stesso linguaggio. Di conseguenza, è un aspetto fondamentale anche della comunicazione, a cui è stato dedicato il Festival che è stato possibile seguire anche in diretta streaming.

Tra i primi a intervenire l’economista Carlo Cottarelli, che ha ricordato un concetto semplice, ma non così scontato: lo Stato non ha risorse illimitate e per avere le risorse necessarie per intervenire nella vita sociale ha a disposizione tre possibilità:

  • tassare;
  • spendere in deficit;
  • rivolgersi alla Banca centrale per chiedere di stampare denaro.

In tutti e tre i casi ci sono delle controindicazioni: eccesso di tassazione, crescita del debito pubblico e rischio inflazione. Ogni decisione comporta quindi diversi aspetti da valutare con attenzione e, se si accontenta qualcuno, si finisce per scontentare qualcun altro.

Un’altra economista, Elsa Fornero, ha detto che l’economia è lontana dalla perfezione: esistono dei modelli da seguire, ma ci sono tanti elementi che non si possono cogliere. “I problemi sono complessi e di lungo termine, nessuno ha la soluzione in tasca per risolverli – ha detto – Bisogna quindi sempre sforzarsi di capire e dialogare, senza usare facili slogan”.

 

L’importanza della consuetudine con la lettura

Lo scrittore Gianrico Carofiglio si è soffermato sul problema della scarsa lettura dei libri. “Si dice spesso che i giovani non leggono, ma è sbagliato, è solo un luogo comune – ha spiegato – In realtà, in Italia molti ragazzi leggono, ma smettono di farlo quando diventano adulti. E non ha senso focalizzarsi sul fatto che a volte la qualità della loro lettura è mediocre. La consuetudine con la lettura è già un fatto positivo”.

Carofiglio ha raccontato un episodio significativo: tempo fa è salito su un taxi dove ha trovato sui sedili diversi libri e, incuriosito, ha chiesto come mai. Il taxista ha spiegato di essere stato balbuziente e di aver iniziato a leggere solo per superare questo problema. Una volta provata questa esperienza è però diventato un grande consumatore di libri per passione.

Il giornalista Beppe Severgnini si è detto d’accordo sul fatto che l’abitudine alla lettura è importante comunque e ha sottolineato l’utilità anche degli audiolibri, un modo alternativo di leggere.

L’ex magistrato Gherardo Colombo si è soffermato sui concetti di legalità e giustizia, che non sempre coincidono. Ha portato l’esempio delle leggi razziali che quando vennero emanate resero legale una discriminazione e, quindi, erano ingiuste. Spesso, però, il confine tra legalità e giustizia è molto labile.

 

Big Data, opportunità e rischi

Il giurista Giovanni Maria Flick è partito dalla Bibbia per dire che oggi abbiamo sostituito il vitello d’oro con “l’algoritmo d’oro”, che ci guida nelle scelte. Secondo Flick, i Big Data sfruttano la grande mole di dati, ma se non riusciremo a domare questa informazione rischiamo che l’informazione domini noi.

Lo storico Alessandro Barbero ha invece parlato dell’omicidio nel Medioevo. “In quel periodo l’approccio era molto diverso – ha detto – Oggi è il reato più grave, ma allora non era così, veniva considerato ‘qualcosa che può capitare’. Era grave, ma non qualcosa di eccezionale e suscitava maggiore condanna sociale il furto”.

Nel Medio Evo, per ricomporre la convivenza sociale dopo l’omicidio i metodi erano due:

  • il diritto di vendetta legalizzato, che però spesso innescava una spirale di continue vendette;
  • il risarcimento in denaro, che nella mentalità dell’epoca finiva per salvare l’onore di tutti.